Civita di Bagnoregio

La Città che Muore. Così viene denominata Civita di Bagnoregio da quando, il nostro concittadino Bonaventura Tecchi, scrittore e germanista, la descrisse in un suo celebre racconto.

La “vita” di Civita di Bagnoregio è stata un percorso accidentato attraverso la storia.
Dopo la caduta dell’impero romano la città va in mano ai Goti e poi dei Longobardi. Successivamente viene conquistata da Carlo Magno e donata allo Stato della Chiesa.
Alla fine del 1400 i cittadini di Bagnorea (antico nome della città) riescono a scacciare i tiranni Monaldeschi ed a respingere le truppe di Carlo VIII.

Vista dal basso della porta di Civita di Bagnoregio

Solo 200 anni più tardi riescono in parte a liberarsi dal dominio diretto del Papa ed annettersi alla Delegazione Apostolica di Viterbo, organo assai più democratico e liberista, come diremmo oggi.

Nel 1695, un primo terremoto accentua l’opera erosiva, provocando un parziale crollo della città. Un secondo terremoto, 1794, fa crollare lo stretto ponte naturale che collega Civita alla borgata esterna, Rhota.
In questo periodo gli abitanti iniziano a stabilirsi proprio a Rhota, contrada sorta nel XIII secolo. In città avvenne anche una famosa battaglia, “la battaglia di Bagnorea” tra le milizie papali ed i volontari garibaldini.

la rupe del borgo

Il fragile colle tufaceo su cui sorge Civita è messo in pericolo dall’erosione di due torrenti che le scorrono intorno.

Il destino segnato, il surreale paesaggio della Valle dei Calanchi, i costoni tufacei che emergono dalla folta vegetazione fanno di Civita di Bagnoregio un luogo unico e fiabesco.

Uno dei monumenti più importanti del piccolo borgo è Porta Santa Maria sormontata da due leoni che ghermiscono due teste umane, simbolo della sconfitta degli antichi tiranni.
Di Fronte alla piazza principale si può ammirare la Chiesa di S. Donato in cui sono custoditi un magnifico Crocifisso ligneo di scuola Donatelliana ed un pregevole affresco della scuola del Perugino.

I palazzi di epoca rinascimentale disegnano una serie di affascinanti viuzze corredate dalle tipiche scalette con balconcino denominate “profferli”, tipici delle costruzioni medievali viterbesi.

Antica via etrusca

L’unica via principale, che taglia a metà l’abitato di Civita, si conclude in un viottolo scavato nel tufo, di epoca etrusca che vi condurrà nell’antico quartiere Carceri, crollato a seguito del terremoto del 1794, che attraverso un antico foro svela un castagneto dai colori e dalla vista mozzafiato.

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